Recensioni

Penso che ci siano sempre due dialoghi alla volta che Antonella Mason mi aiuta a comprendere con il suo lavoro. Il primo e’ tra quella parte del della nostra mente/cervello, di cui siamo a conoscenza e per la quale abbiamo la parola. Qui e’ dove esiste  il conscio “Io” e dove gli psicologi dicono che sviluppiamo una “Teoria della mente” che ci fa vedere il mondo da una prospettiva delle intenzioni degli altri. Il secondo e’ tra il nostro inconscio mente/cervello. Questo e’ altamente influenzato dall’esperienza diretta in un contesto specifico e, aggiunge una dimensione di comprensione reciproca attraverso segni non verbali, come il tono di voce o la postura fisica. L’arte di Antonella Mason, nel mio caso fortuito intensificata dal mio continuo dialogo con l’artista, mi insegna e mi aiuta a riordinare e risolvere quello che e’  importante nelle mie riflessioni su questo tema e come applicarlo al mio lavoro nell’istruzione superiore. (Gennaio 2017)

Dott. James Stellar, Neuroscienziato e Presidente SUNY University at Albany NY

…in tutti i suoi dipinti c’è un “io narrante”, con una densità di contenuti che possono sfuggire all’osservatore non preparato. Volutamente svincolata da debiti e da rigori stilistici, consapevole del bisogno di essere “così com’è per poter creare”, si esprime con autonomia da un dipinto all’altro generando coerenze tali da poter costituire i capitoli di un romanzo. In quel raccontarsi – con l’enfasi oratoria di “artista appassionata, italiana, romantica, drammatica” (così lei si definisce, e così di fatto è) – potrebbero palesarsi ulteriori chiarezze sul significato delle sue opere. (Testo critico completo di Ennio Pouchard su monografia dell’artista “From Becoming to Vertically”, Antiga Ed. novembre 2016).

Ennio Pouchard, Critico d’Arte e Giornalista

Antonella Mason usa le armi della retorica affiancandole alle affilate armi del mestiere di cui conosce trucchi e disinganni. Si diletta nella persuasione dell’osservatore agganciandolo con vivaci cromatismi in grado di nascondere buie pieghe emotive, affascina con verticalismi che spingono lo sguardo verso l’alto e il basso alternatamente senza sosta alla ricerca di un punto su cui fermarsi a pensare. Tenta di stabilire un patto con chi guarda, seduce, non impone, invita, non indica.Dopo aver preso confidenza con i diversi stili o linguaggi del suo operare, l’osservatore inizia a riconoscere delle coerenze. L’uso del colore, intenso, sfacciato, senza timori passa sopra ai formalismi: si mantiene forte sia nelle occorrenze figurative che in quelle più astratte. Un colore che parla, canta, suona.. a volte urla e diventa rosso. (Testo critico completo di Chiara Casarin  su catalogo mostra personale  “Due tra Mille” -Spazio Open Treviso 8/21 settembre, 2014-.)

Dott. Chiara Casarin, Direttore Museo Civico di Bassano del Grappa – Curatore

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